Vermouth di Torino IGP: a che punto siamo?

A marzo 2017, veniva annunciato in pompa magna il raggiungimento di un accordo tra i produttori, benedetto dalla Regione Piemonte, riguardo al disciplinare del Vermouth di Torino IGP.

Ne parlavo allora, sottolineando come collegare al Piemonte solo la coltivazione e/o la raccolta delle varietà di Artemisia che devono necessariamente essere usate per aromatizzare un vino trasformandolo in Vermouth (o Vermut) di Torino, fosse un po’ poco: magari si sarebbe potuta prevedere una riserva che fosse Piemontese anche per quanto riguardava il vino base. Ma tant’è.

Il disciplinare andò in Gazzetta Ufficiale il 4 aprile successivo, con il DM di approvazione e lo potete leggere qui, anche se è un disciplinare graficamente complicato: invece della consueta struttura ad articoli è semplicemente una successione di paragrafi individuati dalle lettere dalla a) alla h).

Si dirà: e vabbé, una scelta di impaginazione vale un’altra. Senza dubbio sarà così, ma l’impressione di qualcosa difficile da leggere e apprezzare nelle sue parti rimane.

Tuttavia, quello che qui interessa sottolineare e magari qualcuno al MIPAAFT può avere una risposta in merito, è proprio la lettera h) del disciplinare. Sotto la rubrica “Il nome e l’indirizzo delle autorità o degli organismi che verifi cano il rispetto delle disposizioni del disciplinare di produzione” campeggia un laconico : “da individuare”.

Ora, non è anomalo che un disciplinare IGP non rechi il nome dell’organismo di controllo. Se andate a leggervi i disciplinari di altre tre IGP iconiche di questo Paese, questo dato manca talora (talaltra invece no) però con i potenti mezzi di Internet riuscite di norma a sapere chi controlla chi, se vi viene la curiosità relativamente alla mortadella Bologna IGP, alla Bresaola della Valtellina IGP o al bicchiere di Pinot Grigio Trevenezie IGP che vi state gustando!

Se però voleste sapere chi sovrintende al rispetto del disciplinare nel caso del vermouth Torino, difficilmente trovereste qualcosa a parte l’“Istituto del Vermouth di Torino”. Tutti noi siamo impressionati dalla parola Istituto, perché lo colleghiamo a scuola, professori, nota sul registro e annessi.

Ma in questo caso, non si tratta di altro che non sia una semplice associazione dei produttori di vermouth più importanti a livello regionale piemontese. Nulla che possa svolgere attività di controllo, perché il produttore che controlla se stesso non è esattamente l’idea europea per questo tipo di funzione…

Tant’è che il Regolamento Europeo che stabilisce cosa ci debba essere nel disciplinare di una bevanda spiritosa (non ridete…) che voglia fregiarsi di una Indicazione Geografica deve indicare gli estremi dell’organismo di controllo.

Dulcis in fundo, visto che parliamo di bevande comunque zuccherate e spesso colorate con il caramello, sul portale degli Spirits con Indicazione Geografica come su quello dei vini con DOP e IGP in Europa, tra i 37 prodotti italiani che se ne possono fregiare, il Vermouth di Torino tutt’ora non compare.

Insomma, la domanda sembra proprio lecita: a che punto siamo?




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