Un ricordo di Giovanni Soloperto, l’inventore del Primitivo di Manduria

Un ricordo di Giovanni Soloperto linventore del Primitivo di Manduria In quanti modi si può amare la propria terra? Per chi è nato a sud di tutto, non basta attorcigliarsi come un viticcio ai fili che reggono la vigna. Questa terra vuole di più: reclama fatica, spirito di sacrificio e visione. Chi non ha mai visto migliaia di cisterne cariche di oro prendere la via del nord non può capire. È una rapina lenta, continua, pagata a pezzi di pane. Giovanni Soloperto ha visto tanto vino viaggiare su e giù per l’Italia, ma il suo oro, il Primitivo di Manduria, non lo regala più. Quarant’anni fa, prima di chiunque altro, capì che il riscatto passava tra i filari di un vigneto e da lì partì il suo sogno.

In quanti modi si può amare la propria terra? Per chi è nato a sud di tutto a volte basta un gesto. Nel 1969 Giovanni Soloperto iniziò la storia del Primitivo imbottigliandolo per primo, quando una doc con quel nome ancora non esisteva. “Vino fine da tutto pasto” ci scrisse sopra. Lo fece assaggiare a un certo Luigi Veronelli che ne disse meraviglie, a conferma che i tempi del “vino da taglio” erano finiti. Poi venne la legge sulle denominazioni di origine controllata e Giovanni fu il primo a registrarsi, con un gesto che all’epoca fu considerato folle: piazzò un tavolino all’ingresso della cantina e convinse decine di contadini a firmare l’iscrizione dei vigneti. “Se lo fai ti pago l’uva il doppio degli altri” e in quel tempo di lira e di fame non servirono altre parole.

Ecco, il Primitivo di Manduria doc nacque così, su un semplice tavolino di legno, iniziando una storia di successo e riscatto di una terra da fame e povertà. È una storia che dovrà continuare senza il suo autore, però. Giovanni Soloperto è mancato pochi giorni fa all’affetto della sua terra.




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