Qualcuno era modernista | Intravino

Qualcuno era modernista Intravino Qualcuno era modernista perché da piccolo era ghiotto di cioccolata e crema alla vaniglia, e non è più cresciuto.
Qualcuno era modernista perché vedeva Bordeaux come una
 promessa, la Borgogna come una poesia, la barrique come il paradiso terrestre.
Qualcuno era modernista perché la gente voleva vini più pronti.
Qualcuno era modernista perché era nato in Langa, ma con il cuore in Francia.
Qualcuno era modernista perché si sentiva solo.
Qualcuno era modernista perché aveva avuto una educazione troppo tradizionale.
Qualcuno era modernista perché il mercato lo esigeva, 
le guide lo esigevano, gli agenti lo esigevano, gli importatori anche… lo esigevano tutti.
Qualcuno era modernista perché glielo avevano detto.
Qualcuno era modernista perché l’enologo non gli aveva detto tutto.
Qualcuno era modernista perché prima… prima… prima… era tradizionalista.
Qualcuno era modernista perché non si fidava di nessuno, neanche dei lieviti dei propri vigneti.
Qualcuno era modernista perché Caviola era una brava persona.
Qualcuno era modernista perché Bartolo Mascarello era comunista.
Qualcuno era modernista perché il vino buono sta nella botte piccola.
Qualcuno era modernista perché il vino è un prodotto della tecnica, il prodotto naturale è l’aceto.
Qualcuno era modernista perché aveva la testa di legno, e aveva bisogno di un vino legnoso quanto lui.
Qualcuno era modernista perché era talmente affascinato dai langainisti che voleva essere uno di loro.
Qualcuno era modernista perché tutti i vini da 100/100 erano fatti in barrique.
Qualcuno era modernista perché un grande vino moderno italiano oggi no, domani forse, ma dopodomani sicuramente.
Qualcuno era modernista perché la barrique, i lieviti, il rotomaceratore…
Qualcuno era modernista per fare rabbia a suo padre.
Qualcuno era modernista perché leggeva solo Wine Spectator.
Qualcuno era modernista per moda, qualcuno per principio, qualcuno per frustrazione.
Qualcuno era modernista perché il tannino del nebbiolo non bastava, mettiamoci sopra anche quello del legno piccolo.
Qualcuno era modernista perché doveva pagare il mutuo delle vigne.
Qualcuno era modernista perché aveva scambiato l’enologia per il Vangelo secondo Michel Rolland.
Qualcuno era modernista perché era convinto di avere dietro di sé la critica.
Qualcuno era modernista perché era più modernista degli altri.
Qualcuno era modernista perché credeva non ci fosse niente di meglio.
Qualcuno era modernista perché non abbiamo mai avuto una grande scuola enologica.
Qualcuno era modernista perché nebbiolo e pinot noir sono due facce della stessa medaglia.
Qualcuno era modernista perché non ne poteva più di quarant’anni di vini che non si aprivano mai.
Qualcuno era modernista perché dopo lo scandalo del metanolo bisognava dare un segnale che le cose erano cambiate.
Qualcuno era modernista perché chi era contro era modernista.
Qualcuno credeva di essere modernista, e forse era qualcos’altro.
Qualcuno era modernista perché sognava un mercato che era proprio quello americano.
Qualcuno era modernista perché voleva fare un vino che facesse felici se stesso, il mercato, i consumatori e le guide.
Qualcuno era modernista perché non sopportava più quella cosa sporca che ci ostiniamo a chiamare territorio.

[Credits: Qualcuno era comunista, Giorgio Gaber]




Deja un comentario