Il primitivo è il vitigno più premiato del mondo. In proporzione al territorio

Il primitivo. Non il sangiovese coltivato nell’Italia centrale o il nebbiolo di mezzo nord. L’aglianico che domina il mezzogiorno? Non pervenuto, come anche il nero d’Avola o il grillo siciliano. Il vitigno italiano più premiato al Concours Mondial de Bruxelles è il primitivo, coltivato in un paio di enclave pugliesi: Manduria e Gioia del Colle.

Più nel dettaglio, il vitigno pugliese ha ottenuto 58 medaglie, il sangiovese 34 e, al terzo posto il montepulciano con 30 medaglie. Niente in confronto alle 240 circa del vitigno più premiato, il merlot, che però è coltivato un po’ in tutto il mondo dalla Francia alla Cina, come pure gli altri internazionali, dallo chardonnay al cabernet.

I dati li ha resi noti il Concorso stesso e, spigolando qua e là, si scoprono alcune cose interessanti, tipo che “il 51% delle medaglie attribuite al cabernet sauvignon provengono dai 3 paesi in cui questa varietà è piantata: la Cina (61 medaglie), la Francia (38) e il Cile (33); in Cina è piantato su oltre 60.000 ha, si tratta della più grande zona viticola mondiale coltivata con questa varietà“.

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Il tempranillo, terzo dopo merlot e cabernet, è la quinta varietà più coltivata al mondo ma l’88% viene coltivato in Spagna. In totale le dieci migliori varietà premiate dal CMB nel 2018 sono il merlot, il cabernet sauvignon, il tempranillo, il syrah, lo chardonnay, il grenache, il sauvignon bianco, il touriga nacional, il pinot nero e il primitivo.

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Considerando che i primi nove sono quasi tutti vitigni “internazionali”, quindi coltivati e diffusi nel mondo, direi che il primitivo se la cava egregiamente. Viene infatti coltivato praticamente solo in Puglia e, soprattutto, in due areali ben distinti. La maggior parte degli impianti, inoltre, sono ad alberello, metodo di coltivazione che non ha una gran resa produttiva.

Insomma, poche bottiglie ma premiatissime e questo, da pugliese, mi garba parecchio. Penso a quei produttori di Gioia e Manduria che hanno lavorato tanto e bene in questi anni ma, con un filo di rabbia, penso anche a chi ha voluto il cabernet nel disciplinare del primitivo di Manduria doc.

Prima ci hanno afflitto per anni con la storia delle cisterne di vino buono che dalla Puglia andavano a “rimpolpare” gli esangui vini del nord, e adesso importano “gli esangui” per migliorare il primitivo.

Non si sono ancora accorti che il “vitigno migliorativo” è il nostro.

 

 




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