Chi beve e produce più vino al mondo? Diamo i numeri del consumo mondiale

Oggi, prendendo spunto da un interessantissimo articolo scritto da J.M Abad in collaborazione con D. Almeda e J.Galán, pubblicato nella sezione economica di El País, vi riporto alcuni dati sulla produzione e sul consumo mondiale di vino, giusto per avere una idea sulle tendenze che si avvicendano nel mercato internazionale.

Non è un caso che io spesso mi soffermi a consultare delle fonti spagnole; con il tempo mi sono accorto che la Spagna, grande produttrice di vino (se non altro per quantità) ha escogitato diversi meccanismi per implementare la vendita della loro produzione nei paesi terzi (USA, Cananda, Svizzera e Cina).

Ciò che più mi ha colpito è la loro capacità di sviluppare delle strategie di copertura del territorio, sfruttando il sistema della condivisione dei rapporti commerciali.

In altre parole, non potendosi fregiare del Made in Italy o del Made in France, i produttori hanno compreso che per superare questa barriera dovevano radicare nel mercato straniero soggetti muniti di conoscenze tecniche ed economiche, in grado di studiare il mercato di riferimento ed influenzarne le tendenze, almeno nel lungo periodo.

La figura del Wine Ambassador in Spagna e strategie di condivisione
Si tratta dei tanto fantomatici Wine Ambassador che in genere rappresentano circa 5 cantine, le quali per zona di produzione, stile, qualità e tipologia di mercato non vanno mai in conflitto, anzi si integrano garantendo maggior competitività. In questo modo, vivendo il mercato giorno per giorno e mantenendo relazioni dirette con i buyers finali, i wine ambassadors riescono a rafforzare la presenza delle loro etichette e con la condivisione degli accounts riescono anche a massimizzare la stessa.

Poi, è chiaro che un sistema del genere si regge anche sulla condivisione delle spese di marketing/events e del salario stesso del wine ambassador, che ogni singola cantina da sola non potrebbe minimamente pensare di affrontare.

È anche vero però che i medesimi costi vengono poi aggiunti in percentuale sul prezzo ex-works della bottiglia. In tal modo la spesa viene di fatto messa a carico dell’importatore che è poi il soggetto a cui più giova l’operazione, visto che si trova sul territorio uno specialista che gli assicura una presenza di supporto costante, soprattutto nella fase della vendita.

In Italia le realtà che operano in questo modo si contano sulle dita di una mano e, spesso, si tratta di una sola azienda che possiede più brand; da noi ancora si tende a preferire il vecchio sistema delle percentuali sulla vendita finale che ormai porta a ben poco e che soprattutto non offre molto di più di vendite occasionali.

Dati e statistiche
Ritornando all’articolo di cui sopra, i dati sono stati estrapolati dalle statistiche redatte dalla O.I.V. (Organizzazione internazionale della vigna e del vino) e dimostrano che, rispetto al recente passato in Europa occidentale definita tecnicamente il vecchio mondo, la produzione nel 2017 sia calata per via delle condizioni meteorologiche avverse, soprattutto in Spagna e Francia.

Stando a questi dati, tuttavia l’Italia continua ad essere il primo produttore al mondo con 42,5 milioni di hl. e si stima che circa il 50% del nostro vino venga esportato in altri paesi. Segue poi Francia con 36,7 milioni di hl. e Spagna con 32,1 milioni di hl.

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Inoltre, riallacciandomi al discorso presente nell’introduzione di questo articolo, la Spagna risulta essere prima al mondo per esportazione, riuscendo a vendere fuori i suoi confini ben i 2/3 della sua intera produzione. Infatti, se si considera che il consumo interno spagnolo è quasi esclusivamente dedicato a vini nazionali e che lo stesso è calcolato per 10.3 milioni di hl., si può desumere come la restante parte venga consumata in altri zone. 

Il che la dice lunga in tema di pianificazione e del lavoro basato sul lungo termine
Tra i consumatori ovviamente i primi in assoluto per quantità sono gli Stati Uniti con 32,6 milioni di Hl., seguiti da Francia con 27 milioni di hl. e Italia con 22,2 milioni di hl.

In proporzione, il maggior consumatore di vino straniero è la Germania che, a fronte di una produzione misera di 7,7 milioni di hl. ne consuma 20,2 milioni di hl., quasi quanto l’Italia che è il massimo produttore.

Riepilogando alcuni dati circa le esportazioni abbiamo una classifica che dunque vede la Spagna primeggiare con circa 22 milioni di hl. esportato durante l’anno passato, l’Italia con circa 21,5 milioni di hl., Francia con circa 15.4 milioni di hl. seguita nella distanza da Cile con 9,8 milioni di hl. e Australia con 8 milioni di hl.

Osservazioni
Tuttavia non si deve saltare a facili conclusioni poiché i dati vanno sempre contestualizzati. Come infatti vi avevo accennato in precedenza, la Spagna non vanta la protezione del sontuoso ombrello del Made in Italy o Made in France, pertanto analizzando i fatturati globali, i loro rientri economici continuano ad essere inferiori rispetto a quelli di Italia e Francia.

Infatti si stima che in media un litro di vino spagnolo venga venduto a 1,25 euro; un litro di vino italiano venga venduto in media a 2,78 euro e un litro di vino francese a circa 5,8 euro.

Pertanto a conti fatti è la Francia a guadagnarci di più.

Consumo per abitante
Mi è parso anche abbastanza curioso il dato relativo al consumo di vino per abitante.

Secondo i dati O.I.V. infatti sono i portoghesi i principali bevitori di vino (51,4 l. pro capite per anno) seguiti da francesi (51,2 l.) e dagli italiani (43,6 l.).

Mi preme sottolineare anche i dati riguardanti la Cina. Qui il consumo annuale pro capite è di 1.5 l. sebbene il consumo interno sia di 17 milioni di Hl. per anno.

Un dato che ancora una volta dimostra come in questo paese bevano solo poche persone ma che lo facciano in modo esagerato.

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