25 etichette per la prima carta dei vini, si accettano consigli

25 etichette per la prima carta dei vini si accettano Il lettore medio di Intravino – enotecaro, ristoratore, produttore, intermediario o sbevazzone da competizione – ha risorse che noi umani non possiamo neanche immaginare. Gente che con una lista dei vini tra le mani cambia espressione, si esalta, sbuffa, discute animatamente, mette a dura prova il conto corrente o al contrario si rabbuia e va ad acqua. Bando alle ciance, oggi teniamo a battesimo una sana “operazione concretezza”. Poniamo che all’ascolto ci sia qualcuno così folle da aprire un wine bar a Milano, enoteca con mescita e qualche spuntino inizialmente low profile, rispettando la regola del 5 x 5: 5 spumanti, 5 bianchi, 5 rossi, 5 dolci e 5 birre artigianali. Che fare? Da dove iniziare?

L’idea è quella di una carta snella, con rotazione frequente, etichette non banali e qualche nome noto per gli aficionados della griffe. Ordini diretti all’inizio e poi, via via che si vuota il magazzino, si tengono le rimanenze a fare assortimento introducendo novità. Una lista light e in progress, insomma. Se devo mettere giù qualche spunto, direi così: un Prosecco fatto bene non deve mancare, magari sur lie, come anche un paio di Franciacorta (pur sempre in Lombardia siamo) e un paio di Champagne sconosciuti e ben distinti per fascia di prezzo (io li chiederei rigorosamente a Fabrizio Pagliardi). Su bianchi e rossi solito schema: un Cervaro della Sala/Sassicaia di sicuro successo, poi un paio di opzioni di pronta beva da sbicchierare senza timore e qualcosina di curioso – non necessariamente costoso, anzi meglio tenersi bassi – per la coppia che voglia uscire un pò dagli schemi, magari addentrandosi nel magico mondo delle puzze naturali. Sui vini dolci, quando hai un Moscato d’Asti serio (da Vajra in giù va bene tutto, consultare Enogea 24 e il recente 30 per una bella panoramica), un passito ricercato, un muffato a piacere e magari un aromatizzato sei apposto: ah, il Barolo Chinato di Cappellano io lo eleggo mio fine pasto ufficiale, per simpatia, storia e soprattutto bontà. Non si vende come l’acqua ma averlo lì permette sonni tranquilli. Mancano 5 birre artigianali. Ad esser fortunati e scaltri si possono selezionare da più aziende a coprire diverse tipologie ma forse è preferibile il singolo ordine diretto. Ce n’è per tutti i gusti, basta solo guardarsi in giro, chiedere ad un amico fidato o consultare la guida alle birre di Slow Food appena uscita.

Ok, tra provenienza, filosofia produttiva e abbinamento con gli stuzzichini proposti di aspetti da approfondire ce ne sarebbero. Il tema ricarichi non lo nomino neanche, non mi risulta che la Bibbia sia stata scritta in un’afosa mattinata estiva. A me un assortimento così, minimale ma pensato piace sempre. Riesci a leggerti in un colpo d’occhio TUTTE le etichette senza ausilio del Tom Tom e hai diverse opzioni praticabili. Tempo un anno, poi, e se tutto va bene l’assortimento sarà ancor più gratificante. Osservazioni, commenti, consigli ed insulti saranno ben accetti nello spazio dei commenti.

[Immagine: cantina dell’Hotel Monteginer]




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